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Inflazione Italia – 1,7% Marzo 2026, Trend e Previsioni

Stefano Bianchi Rinaldi • 2026-04-08 • Revisionato da Luca Bianchi

Il tasso di inflazione in Italia si attesta all’1,7% su base annua a marzo 2026, in accelerazione rispetto all’1,5% di febbraio e al +1,0% medio registrato nell’intero 2024. Questa risalita, sebbene contenuta, interrompe la fase di marcata disinflazione che aveva caratterizzato il biennio precedente, quando il paese era sceso da picchi dell’8,2% a livelli prossimi alla stabilità.

L’andamento dei prezzi al consumo rimane sotto la lente di ingrandimento di Istat e delle istituzioni economiche, con l’inflazione di fondo che registra 1,9% e l’indice armonizzato IPCA che si ferma all’1,5% annuo. Il contrasto tra la dinamica generale e quella dei beni energetici e alimentari freschi continua a determinare le sorti del potere d’acquisto delle famiglie italiane.

Qual è il tasso di inflazione attuale in Italia?

1,7%
Tasso annuo marzo 2026
+0,5%
Variazione mensile
1,9%
Inflazione di fondo
1,5%
IPCA armonizzato
  • Accelerazione recente: Il dato di marzo 2026 supera il +1,5% di febbraio e il +1,3% di dicembre 2024.
  • Inflazione di fondo in calo: Esclusi energetici e alimentari freschi, si registra una diminuzione rispetto ai mesi precedenti.
  • Vicinanza al target BCE: Il tasso si avvicina al 2% target europeo, pur restando al di sotto.
  • Stabilità IPCA: L’indice armonizzato europeo conferma trend in linea con l’area euro.
  • Distanza dai picchi: Livelli comunque inferiori al +8,2% del 2022 e al +5,7% del 2023.
  • Base 2015: L’indice NIC si attesta a 120,8, con un incremento cumulativo del 20,8% rispetto al 2015.
Periodo NIC (%) IPCA (%) Inflazione di Fondo (%)
Marzo 2026 1,7 1,5 1,9
Febbraio 2026 1,5 1,6
Dicembre 2024 1,3 1,4 2,0
Media 2024 1,0 1,1 2,0
Media 2023 5,7 5,9
Media 2022 8,2

Dati mensili ISTAT

Gli ultimi rilevamenti disponibili su Trading Economics confermano un aumento mensile dello 0,5% a marzo 2026, segnalando una ripresa dei prezzi dopo la stabilità invernale. L’inflazione di fondo, esclusi i beni energetici e gli alimentari freschi, si è ridotta all’1,9%, indicando pressioni inflazionistiche persistenti nei servizi e nei beni non volatili.

Confronto con Eurozona

L’IPCA italiano medio del 2024 si è attestato all’1,1%, in forte calo dal 5,9% del 2023. A fine 2024 e inizio 2025 l’indice ha mostrato una tendenza al 1,4-1,5%, posizionandosi in linea o leggermente al di sotto della media dell’Eurozona. Questo allineamento riflette la convergenza delle politiche monetarie e la comune dipendenza dalle dinamiche energetiche internazionali.

Come è evoluta l’inflazione in Italia nel 2024?

L’anno 2024 ha segnato il ritorno della stabilità dei prezzi dopo il biennio turbolento 2022-2023. Secondo Assolombarda e Istat, l’inflazione media annua si è attestata all’1,0% per l’indice NIC, con l’Emilia-Romagna che ha confermato lo stesso livello nazionale, in drastico calo dal +5,7% del 2023.

Trend mensili

L’andamento mensile ha mostrato oscillazioni intorno alla soglia dell’1% per tutto il 2024, con una lieve accelerazione negli ultimi mesi. Novembre e dicembre hanno registrato entrambi un +1,3% tendenziale, stabile rispetto al periodo precedente. L’inflazione di fondo ha mantenuto un livello più elevato rispetto alla media generale, attestandosi al 2,0% (2,1% netto solo degli energetici), segnalando rigidità nei prezzi dei servizi.

Timeline dal 2020

Il quinquennio 2020-2024 ha registrato dinamiche estreme: la deflazione del 2020, fenomeno raro dal 1954, ha preceduto l’esplosione dei prezzi del 2022 (+8,2%) e la successiva moderazione del 2023 (+5,6-5,7%). Il 2024 ha confermato il trend disinflazionistico con il ritorno a livelli prossimi alla media storica di lungo periodo, anche se con una base prezzi significativamente aumentata rispetto al 2015.

Quali sono le cause dell’inflazione in Italia?

La fase attuale di inflazione riflette l’interazione tra fattori di offerta e domanda, con un peso specifico dei comparti energetici e alimentari. La riduzione del tasso generale dall’autunno 2023 deriva principalmente dal calo dei rincari energetici e alimentari, sebbene alcuni settori mantengano dinamiche di crescita superiori alla media.

Fattori energetici

Il settore abitazione ed energia ha registrato un incremento del 43,2% dal 2015 (indice 143,2), rappresentando il principale driver dei costi di vita. Sebbene nel 2024 la componente energetica abbia contribuito a frenare l’inflazione generale grazie alla riduzione delle tensioni sui mercati internazionali, la volatilità persistente mantiene il rischio di ritorni inflazionistici.

Inflazione alimentare

I prezzi dei prodotti alimentari hanno mostrato un rallentamento nel 2024, attestandosi su livelli compresi tra +1,8% (Emilia-Romagna) e +2,4% (media nazionale), tuttavia superiori alla media del paniere generale. I servizi ricettivi e della ristorazione hanno confermato aumenti persistenti, riflettendo il pass-through dei costi delle materie prime e della manodopera.

Impatto post-pandemia

La pandemia ha generato una discontinuità storica: la deflazione del 2020 ha lasciato spazio a una ripresa violenta dei prezzi nel 2021-2022, alimentata da strozzature logistiche e ripresa della domanda globale. La normalizzazione del 2024 non ha tuttavia cancellato gli effetti cumulativi, con un incremento del 20,8% dei prezzi dal 2015 che ha strutturalmente ridotto il potere d’acquisto delle famiglie.

Quali sono le previsioni per l’inflazione italiana nel 2025?

Le proiezioni per il 2025 indicano un tasso medio compreso tra 1,5% e 2,0%, con un “trascinamento” positivo dal dicembre 2024 pari allo 0,3%. Le diverse fonti istituzionali e private concordano su una stabilizzazione prossima al target europeo, sebbene con margini di incertezza legati all’evoluzione geopolitica e energetica.

Previsioni istituzionali

Secondo Istat e Assolombarda, il 2025 dovrebbe chiudersi con un +1,5% (NIC), +1,4% (FOI) e +1,7% (IPCA). Il Documento di Economia e Finanza (DEF) programma un 2,0%, livello confermato anche dall’Istat per la rivalutazione dei contratti. Rivaluta.it conferma il 1,5% come stima mediana.

Scenari economici

Prometeia stima un +1,7% per il 2025 e un +1,8% per il 2026, mentre Confindustria indica rispettivamente 1,8% e 1,8%. Lo scenario base vede un’inflazione che si stabilizza intorno all’1,7%, con rischi al rialzo legati a nuove tensioni sui mercati energetici o a shock geopolitici che potrebbero spingere l’indice verso il 2,0%.

Fonte 2024 2025 2026
Istat/Assolombarda (NIC/FOI/IPCA) 1,0% / 0,8% / 1,1% 1,5% / 1,4% / 1,7%
Prometeia 1,0% 1,7% 1,8%
Confindustria 1,1% 1,8% 1,8%
DEF / Istat contratti 2,7% 2,0% 2,0%
Trading Economics 1,0% 1,2%

Come si è mossa l’inflazione negli ultimi anni?

  1. : Base indice NIC = 100 (riferimento)
  2. : Deflazione media annua, primo caso dal 1954 (fonte Regione Emilia-Romagna)
  3. : Picco inflazionistico +8,2% (fonte Rivaluta)
  4. : +5,6-5,7%, inizio disinflazione
  5. : +1,0%, ritorno alla stabilità
  6. : Risalita a +1,7%

Cosa è confermato dai dati e cosa rimane incerto?

Dati consolidati (Istat) Elementi di incertezza
Tasso marzo 2026: 1,7% Andamento prezzi energia sui mercati internazionali
Media 2024: +1,0% (certificata) Reazione della BCE sui tassi di interesse
Inflazione di fondo 2024: +2,0% Scenario geopolitico e tensioni commerciali globali
Carryover 2025: +0,3% Dinamiche salariali e contrattuali nazionali
Abitazione/energia: +43,2% dal 2015 Effetti climatici sui raccolti e prezzi alimentari

Come l’inflazione influenza il potere d’acquisto delle famiglie?

L’inflazione del 2024, sebbene moderata al +1,0%, ha eroso parzialmente il potere d’acquisto delle famiglie italiane, aggravando un trend di lungo periodo: i prezzi al consumo hanno registrato un incremento cumulativo del 20,8% dal 2015, con il paniere FOI utilizzato per le rivalutazioni monetarie che evidenzia pressioni ancora più intense.

Salari e consumi

La dinamica tra inflazione generale e inflazione di fondo (+2,0%) indica pressioni persistenti sui consumi delle famiglie. L’aumento dei prezzi dei servizi e dei beni non volatili incide in modo strutturale sulle capacità di spesa, specialmente per le fasce di reddito medio-basso. La risalita osservata nei primi mesi del 2025 (+1,7%) rischia di accentuare ulteriormente questa erosione.

Settore immobiliare

Il comparto abitativo rappresenta la voce più pesante del paniere: con un aumento del 43% dal 2015, i costi legati a casa ed energia assorbono una quota crescente del budget familiare. Questo trend influenza direttamente il mercato dei mutui e le decisioni di investimento immobiliare, creando un effetto a spirale sui costi fissi delle famiglie.

Costi abitativi in crescita

Il settore abitazione ed energia ha registrato un incremento del 43,2% dal 2015 (indice 143,2), rappresentando il principale fattore di erosione del potere d’acquisto. Questa dinamica incide in modo strutturale sui mutui e sui costi fissi delle famiglie italiane.

Focus sull’inflazione alimentare

Nonostante il rallentamento generale, i prezzi alimentari nel 2024 si sono attestati tra +1,8% e +2,4%, livelli superiori alla media del paniere. I servizi di ristorazione e ricettività mantengano dinamiche di crescita persistenti.

Inflazione di fondo vs generale

L’inflazione di fondo (esclusi energia e alimentari freschi) si è attestata al 2,0% nel 2024, superiore alla media generale dell’1,0%. Questo indica pressioni inflazionistiche strutturali nei servizi e nei beni non volatili.

Chi monitora l’inflazione in Italia?

Istituzionalmente, Istat gestisce il rilevamento mensile dell’indice dei prezzi al consumo (NIC), fornendo i dati ufficiali per il calcolo dell’inflazione nazionale e armonizzata (IPCA). La collaborazione con Bankitalia garantisce l’allineamento con i conti nazionali e le statistiche monetarie. A livello europeo, la BCE monitora l’indice armonizzato per le decisioni di politica monetaria.

“L’inflazione di fondo rimane un indicatore critico per valutare le pressioni strutturali sui prezzi, escludendo la volatilità dei componenti energetici e alimentari freschi.”

— Analisi Istat sui dati 2024

Cosa sapere sull’inflazione italiana oggi

L’Italia si colloca a marzo 2026 con un’inflazione del 1,7%, in recupero rispetto ai minimi del 2024 ma lontana dai picchi del 2022-2023. Le previsioni per il 2025 indicano una stabilizzazione tra 1,5% e 2,0%, con il settore abitativo e alimentare che continua a pesare sul bilancio delle famiglie. Per approfondire il contesto macroeconomico, consulta l’analisi su Economia Italiana – Crescita 0,7% e Debito al 3,4%.

Domande frequenti

L’inflazione in Italia è in calo o in aumento?

Dopo il calo del 2024 (+1,0% medio), l’inflazione mostra segni di risalita nei primi mesi del 2026, passando dall’1,5% di febbraio all’1,7% di marzo, interrompendo la fase disinflazionistica.

Inflazione Italia vs Eurozona: come ci confrontiamo?

L’IPCA italiano medio 2024 è stato dell’1,1%, in linea o leggermente inferiore alla media dell’Eurozona. A inizio 2025 l’indice si attesta sul 1,5%, confermando l’allineamento con i paesi dell’area euro.

Quali misure sta prendendo la BCE contro l’inflazione?

La BCE monitora l’IPCA armonizzato per l’intera Eurozona. Sebbene i dati specifici delle decisioni BCE non siano dettagliati nelle fonti Istat, l’andamento dell’inflazione italiana influenza le decisioni sui tassi di interesse a livello europeo.

Inflazione alimentare Italia: quali categorie pesano di più?

Nel 2024 i prezzi alimentari hanno registrato +2,4% a livello nazionale e +1,8% in Emilia-Romagna, con i servizi di ristorazione e ricettività che mostrano aumenti persistenti superiori alla media del paniere.

Come varia l’inflazione tra le regioni italiane?

L’Emilia-Romagna ha registrato nel 2024 un’inflazione media dell’1,0%, identica alla media nazionale, confermando una sostanziale omogeneità territoriale nei trend inflazionistici, con piccole variazioni su specifiche voci alimentari.

Quando finirà l’inflazione alta in Italia?

Le previsioni indicano una stabilizzazione entro il 2025-2026 con tassi tra 1,5% e 2,0%, considerati livelli di “inflazione moderata” compatibili con la crescita economica. Per approfondimenti sui mercati, vedi Mercati Finanziari Italia – Record 2025 e Prospettive 2026.

Stefano Bianchi Rinaldi

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Stefano Bianchi Rinaldi

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