Per le famiglie italiane il 2025 è stato un anno di sacrifici misurati: i redditi nominali sono cresciuti del 5,3%, ma i salari reali hanno perso il 7,5% dal 2021 — la flessione peggiore nell’intera area OCSE. Contemporaneamente, il rischio povertà è sceso di mezzo punto percentuale, mentre la grave deprivazione materiale è aumentata, coinvolgendo oltre 3 milioni di persone. Questo articolo ricostruisce il bilancio dei consumi familiari con i dati ISTAT più recenti e anticipa le prospettive per il 2026.

Spesa pro capite reale 2025: 22.114 euro ·
Aumento rispetto 2024: +239 euro ·
Consumi alimentari 2024: 42,3% delle uscite (1.164 euro mensili) ·
Previsione bollette 2026: 41% critico ·
Reddito medio famiglie Milano vs Foggia: +21.000 euro

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
  • Proiezioni inflazione oltre marzo 2026 non ancora confermate
  • Microdati ISTAT sui consumi 2025 parzialmente disponibili
  • Dettaglio regionale completo per alcune regioni del Centro
3Segnale temporale
  • 2000: spesa media 1.500 euro/mese (Risparmiolab)
  • 2010: 1.900 euro/mese (Risparmiolab)
  • 2025: 22.114 euro pro capite (+239 euro vs 2024) (Risparmiolab)
  • 2026: previsione +0,8% volume consumi (Risparmiolab)
4Cosa viene dopo

I dati comparativi mostrano l’evoluzione della spesa familiare e degli indicatori di povertà nel tempo.

Voci Valori
Spesa pro capite 2025 22.114 euro
Aumento annuo +239 euro
Povertà assoluta ISTAT Rilevazione spese famiglie
Reddito Milano-Foggia gap 21.000 euro
Rischio povertà 2025 18,6%
Deprivazione grave 2025 5,2%
Soglia povertà 2024 13.237 euro

Qual è la spesa alimentare media mensile per una famiglia di 2 persone?

Nel 2024 le famiglie italiane hanno destinato il 42,3% delle proprie uscite all’alimentazione, equivalenti a 1.164 euro mensili per una famiglia tipo. Il dato emerge dalla rilevazione ISTAT sulle spese delle famiglie e conferma come i beni alimentari restino la voce di spesa più gravosa dopo l’abitazione.

Dati ISTAT recenti

La struttura della spesa alimentare italiana mostra una polarizzazione crescente. Carne, pesce e loro alternativi rappresentano la componente più critica del paniere: secondo le analisi di Altroconsumo, queste categorie hanno registrato rincari che hanno superato la media dell’inflazione generale. Per una famiglia di due persone, la spesa alimentare mensile si attesta intorno ai 500-600 euro, ma con significative variazioni territoriali.

  • Alimentazione: 42,3% delle uscite medie 2024 (1.164 euro mensili)
  • Carne e pesce: voci più critiche per rincari
  • Regionale: Nord e Centro di più per l’acquisto di prodotti freschi

Variazioni per composizione familiare

Le famiglie numerose affrontano una pressione proporzionalmente maggiore. I nuclei con tre o più componenti — specialmente con figli minori — dedicano una quota superiore del reddito ai beni essenziali, lasciando meno margine per consumi discrezionali. L’ISTAT rileva che proprio queste famiglie presentano i tassi più elevati di difficoltà nel sostenere le spese alimentari.

Perché conta

L’aumento dei prezzi alimentari colpisce in modo sproporzionato le famiglie a basso reddito: chi destina già il 40% delle entrate al cibo ha meno possibilità di assorbire ulteriori rincari. La soglia di povertà per una famiglia di 4 persone nel 2024 era fissata dall’ISTAT a 13.237 euro di reddito netto equivalente.

Qual è la spesa media degli italiani?

La spesa pro capite reale delle famiglie italiane ha raggiunto i 22.114 euro nel 2025, con un incremento di 239 euro rispetto al 2024. Il dato, elaborato da Confcommercio, colloca l’Italia in una fase di ripresa lenta ma costante dopo la contrazione degli anni del caro-vita.

Spesa pro capite 2025

L’incremento di 239 euro in termini reali representa un miglioramento rispetto al biennio 2022-2023, quando i consumi avevano subito una forte compressione. Tuttavia, la crescita rimane modesta in valore assoluto e non compensa l’aumento delle spese obbligate. Secondo Confesercenti, rispetto al 2019 le famiglie spendono in media 1.860 euro in più all’anno — e il 70% di questoextra deriva da incrementi su alimentari e abitazione.

I dati storici mostrano l’evoluzione della spesa familiare dal 2000 al 2026.

Anno Spesa media mensile famiglia
2000 1.500 euro
2010 1.900 euro
2024 2.350 euro (stimata)
2025 22.114 euro pro capite (+239 vs 2024)
2026 Previsione +0,8% in volume

The implication: la crescita della spesa non si traduce in un miglioramento del potere d’acquisto reale.

Confronto storico 1995-2025

Negli ultimi trent’anni la spesa pro capite è cresciuta del 14% in termini reali, ma questa crescita non è stata lineare. Il periodo 1995-2007 aveva visto incrementi consistenti, seguiti dalla stagnazione del debito sovrano europeo e poi dalla pandemia. Oggi, a pesare sui bilanci familiari non è solo l’inflazione, ma la sua composizione: crescono soprattutto le voci non comprimibili come abitazione, energia e generi alimentari.

Il paradosso

I redditi nominali sono cresciuti del 5,3% nel 2025, ma i salari reali hanno perso il 7,5% tra il 2021 e il 2025 — la flessione peggiore nell’intera area OCSE. La crescita dei redditi nominali non si è tradotta in un miglioramento del potere d’acquisto.

Qual è il rischio di povertà in Italia?

Il rischio povertà monetaria in Italia si è attestato al 18,6% nel 2025, sostanzialmente stabile rispetto al 18,9% del 2024. La soglia di povertà per una persona sola è fissata a un reddito netto equivalente inferiore a 13.237 euro annui. Nel complesso, la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale è scesa dal 23,1% al 22,6%, ma questo miglioramento complessivo cela dinamiche preoccupanti.

Indicatori principali

L’ISTAT monitora tre indicatori complementari: il rischio povertà monetaria, la grave deprivazione materiale e sociale, e le famiglie a bassa intensità di lavoro. Se il primo indicatore è stabile, il secondo è peggiorato — dal 4,6% al 5,2% nel 2025, coinvolgendo oltre 3 milioni di cittadini che non possono permettersi almeno quattro beni essenziali su undici.

  • Rischio povertà monetaria: 18,6% (2025), stabile vs 18,9% (2024)
  • Grave deprivazione materiale: 5,2% (2025), in aumento dal 4,6%
  • Oltre 3 milioni di cittadini in grave deprivazione
  • 10,9 milioni di italiani a rischio povertà nel 2025

Gruppi più esposti

I gruppi più vulnerabili restano giovani, famiglie con figli e lavoratori operai. L’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ha registrato un incremento dello 0,8% nel 2025, superiore alla media. A livello regionale, il divario resta drammatico: il Mezzogiorno registra un rischio povertà del 38,4% contro l’11,3% del Nord-est.

Il trade-off

Il miglioramento del macro-indicatore di povertà rischia di oscurare il deterioramento delle condizioni materiali concrete. Meno persone sono ufficialmente “a rischio povertà”, ma più persone non riescono ad acquistare beni essenziali come vestiti adeguati, riscaldamento sufficiente o un pasto con proteine ogni due giorni.

Qual è la povertà assoluta in Italia secondo ISTAT?

La povertà assoluta misura l’impossibilità di acquistare un paniere di beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita minimo accettabile. L’ISTAT la calcola attraverso la Rilevazione sulle spese delle famiglie, che fornisce i microdati più granulari disponibili nel sistema statistico nazionale.

Definizione ISTAT

Una famiglia si trova in povertà assoluta quando la sua spesa totale per beni essenziali (alimentazione, abitazione, vestiario, trasporti, cure sanitarie, istruzione) è inferiore a quella necessaria per raggiungere uno standard di vita minimo. Il valore della soglia varia per composizione familiare, area geografica e numero di componenti.

Dati aggiornati

I dati completi sulla povertà assoluta per il 2025 non sono ancora stati diffusi dall’ISTAT al momento della stesura. Le ultime rilevazioni ufficiali relative al 2024 indicavano circa 2 milioni di famiglie in povertà assoluta, con un’incidenza più elevata nelle regioni meridionali. I microdati ISTAT sulle spese familiari sono consultabili attraverso il sistema di diffusione attivo sul sito dell’istituto.

Cosa resta incerto

I numeri ufficiali sulla povertà assoluta 2025 non erano ancora disponibili al momento della redazione. Le stime più recenti provengono da fonti secondarie e vanno trattate con cautela fino alla pubblicazione dei dati ISTAT.

Qual è il reddito medio in Italia?

Il reddito medio delle famiglie italiane ha raggiunto i 39.501 euro nel 2025, con una crescita nominale del 5,3% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la crescita reale è stata più contenuta: l’inflazione ha eroso parte del guadagno nominale, e i salari reali hanno continuato a perdere terreno rispetto al 2021.

Mappa regionale

I divari territoriali restano il tratto più distintivo del panorama reddituale italiano. Secondo le elaborazioni più recenti, il gap tra la provincia di Milano e quella di Foggia sfiora i 21.000 euro di reddito medio familiare. Il Nord-est presenta il minor rischio di povertà (11,3%), mentre il Mezzogiorno raggiunge il 38,4% — più del triplo.

I dati regionali mostrano le variazioni del rischio povertà tra il 2024 e il 2025.

Regione Rischio povertà 2025 Variazione 2024-2025
Nord-est 11,3% Stabile
Piemonte 16,9% +3,4 pp
Toscana 18,1% +2,9 pp
Marche 13,9% +2,1 pp
Sicilia 44% +3,1 pp
Mezzogiorno 38,4% Stabile

The pattern: il divario Nord-Sud si amplia anche in regioni tradizionalmente più resilienti.

Nord vs Sud

Il divario tra Nord e Sud si conferma la frattura strutturale dell’economia italiana. Non si tratta solo di una differenza di reddito, ma di un insieme di fattori che si rafforzano reciprocamente: minore occupazione, più lavoro irregolare, minore accesso ai servizi pubblici. Le previsioni ISTAT per il 2026 indicano una crescita del PIL dello 0,8%, ma senza interventi mirati la ripresa rischia di amplificare ulteriormente questi divari.

Cronologia dei consumi familiari

I dati storici mostrano come la spesa familiare sia cresciuta di 950 euro mensili tra il 2000 e il 2026, ma la composizione di questa crescita è cambiata profondamente: aumentano le spese obbligate mentre si riducono i margini per consumi discrezionali.

  • : spesa media mensile famiglia 1.500 euro
  • : spesa media mensile famiglia 1.900 euro
  • : +1.860 euro/anno vs 2019, 70% da alimentari e abitazione
  • : rischio povertà al 23,1%, difficoltà bollette al 47%
  • : rischio povertà al 22,6%, grave deprivazione al 5,2%
  • : previsione consumi +0,8%, deflatore +1,6%

Cosa sappiamo e cosa no

Fatti confermati

  • Dati ISTAT sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie 2024-2025
  • Spesa pro capite Confcommercio: 22.114 euro nel 2025
  • Rischio povertà al 22,6% (22,6 milioni di persone)
  • PIL Italia +0,8% nel 2026 secondo ISTAT
  • Difficoltà bollette scese al 41% nel 2025
  • Reddito medio famiglie: 39.501 euro (2025)

Cosa resta da verificare

  • Proiezioni esatte sull’inflazione per il 2026
  • Dati completi sulla povertà assoluta 2025
  • Microdati ISTAT sui consumi 2025
  • Impatto delle bollette sui bilanci familiari 2026

Le voci dei protagonisti

La ripresa dei consumi in Italia procede, ma a passo molto lento e con un’ombra lunga che continua a gravare sui bilanci delle famiglie: le spese obbligate.

— Confesercenti e CER (enti previsionali)

I numeri ufficiali indicano che nel 2025 la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è scesa di mezzo punto percentuale, al 22,6%.

—FdI citando ISTAT (partito politico)

Più della metà degli intervistati (52%) ritiene che la propria famiglia avrà maggiori difficoltà a sostenere le spese nel 2026.

— Altroconsumo (associazione consumatori)

In sintesi: Il 52% degli italiani prevede maggiori difficoltà economiche nel 2026, nonostante una crescita dei consumi dello 0,8%. Le famiglie con redditi medio-bassi devono affrontare l’aumento delle spese obbligate e il calo dei salari reali. Le famiglie del Mezzogiorno e quelle numerose rischiano di trovarsi in una condizione di crescente difficoltà materiale.

Letture correlate: Inflazione Italia Marzo 2026 · Bollette Italia costi e novità

La spesa pro capite ha raggiunto i 22.114 euro nel 2025, con 5,7 milioni in povertà assoluta, come delineato nelle proiezioni Istat 2026 che anticipano le tendenze future.

Domande frequenti

Quali sono i principali dati ISTAT sui consumi?

L’ISTAT diffuse i dati sulle spese delle famiglie attraverso la Rilevazione annuale, che fornisce informazioni dettagliate su consumi, povertà assoluta e condizioni economiche. Per il 2025, il rischio povertà è al 22,6% e la grave deprivazione materiale al 5,2%.

Come accedere ai microdati ISTAT?

I microdati ISTAT sulle spese familiari sono disponibili sul sito istat.it nella sezione diffusione. Permettono analisi granulari per regione, composizione familiare e tipologia di spesa.

Quali regioni hanno redditi familiari più alti?

Le regioni settentrionali, in particolare Lombardia ed Emilia-Romagna, registrano i redditi familiari medi più elevati. Il divario con il Mezzogiorno arriva a 21.000 euro tra Milano e Foggia.

Come l’inflazione impatta i consumi nel 2026?

Il deflatore della spesa famiglie è previsto al +1,6% nel 2026. L’aumento colpisce soprattutto le spese obbligate: abitazione, energia e alimentari assorbono gran parte dell’incremento, lasciando meno margine per consumi discrezionali.

Differenze consumi per dimensione famiglia?

Le famiglie numerose (3+ componenti) destinano una quota superiore del reddito ai beni essenziali. Chi ha figli minori presenta i tassi più elevati di difficoltà nel sostenere le spese.

Trend povertà assoluta ultimi anni?

La povertà assoluta è cresciuta nel biennio 2022-2023 a causa del caro-energia, per poi stabilizzarsi. Nel 2025, la grave deprivazione materiale è aumentata al 5,2%, indicando un deterioramento delle condizioni per i più vulnerabili.

Spesa media per bollette domestiche?

Nel 2025 il 41% delle famiglie ha segnalato difficoltà nel pagare le bollette, in calo dal 47% del 2024. L’abitazione assorbe il 36% della spesa familiare tipo, confermandosi come la voce più onerosa.

Crescita redditi Sud vs Nord?

Il Sud mostra tassi di crescita dei redditi nominali superiori al Nord, ma partendo da una base più bassa. Il divario in termini di rischio povertà resta strutturale: 38,4% al Sud contro 11,3% nel Nord-est.